Protagonista del diritto dei contratti e della pratica degli affari, il concetto di clausola contrattuale vive in un reticolo di ambiguità: un reticolo non di rado alimentato dalla dottrina, che preferisce concentrarsi sulle singole figure particolari piuttosto che interrogarsi sulla matrice dell’identità.
Il saggio propone di rimettere al centro dell’interesse del civilista lo studio del concetto, alimentandolo con un completo rinnovamento del metodo d’indagine e privilegiando un approccio dichiaratamente fenomenologico, aperto all’arricchimento e alla diversificazione dei dati di partenza.
Ne deriva un’analitica riconsiderazione delle norme che la dottrina pone a base dei propri studi, e, in più, l’allargamento dell’orizzonte normativo verso discipline tradizionalmente del tutto trascurate. L’indagine si estende, poi, all’analisi critica di alcune ricostruzioni teoriche che ipotizzano nuovi sottoinsiemi di clausole, apparentemente portatrici di caratteri che, per differenza, finirebbero per condizionare la caratterizzazione di quelle non incluse. Non può mancare, infine, la considerazione dell’esperienza, prevalentemente giurisprudenziale, delle clausole «di stile», che, nello studio, divengono il luogo privilegiato per esplorare il rapporto tra il gesto elocutivo delle parti e la sua proiezione precettiva.
Alla fine dell’indagine, le clausole non appaiono meri contenitori di frammenti del contratto, ma assumono il rango di dispositivi normativi con funzione epistemica, strumenti attraverso cui l’ordinamento legge, ordina e riconosce l’autonomia privata. La clausola diventa la chiave per comprendere il contratto in uno dei suoi aspetti più delicati: là, dove l’interesse diventa patto e incontra la regola che lo cristallizza.