Il volume indaga la possibilità di estendere la libertà sindacale e, in particolare, il diritto di contrattazione collettiva oltre le soglie del lavoro subordinato. L’interesse, ancora attuale, per il tema in esame si arricchisce, rispetto al passato, grazie al riscontro – nel panorama giuridico-istituzionale oltreché economico-sociale – di significativi elementi di novità: non ultima, la diffusione di una crescente domanda di rappresentanza collettiva da parte di una nutrita platea di lavoratori autonomi “genuini”. Muovendo da una riflessione circa il concetto di “lavoro” costituzionalmente tutelato, l’indagine si occupa perciò di perimetrare, dapprima, l’ambito di titolarità soggettiva della garanzia di cui all’art. 39 Cost. per giungere ad analizzare altresì i termini entro i quali è possibile ampliare la sfera di operatività dell’art. 36, comma 1, Cost., onde verificare se e in che misura il contratto collettivo possa fungere da strumento di quantificazione di un compenso adeguato anche al di là del confine tradizionale del principio di giusta retribuzione. Lo studio prosegue poi ad affrontare il controverso dibattito sul rapporto tra contrattazione collettiva dei lavoratori autonomi e diritto antitrust, alla luce, in particolare, dei noti “Orientamenti sull’applicazione del diritto della concorrenza dell’Unione agli accordi collettivi concernenti le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi individuali” adottati dalla Commissione europea. Si propone quindi una ricognizione delle principali pronunce della Corte di Giustizia intervenute in materia, evidenziandosi come, rispetto agli approdi da essa raggiunti, il più recente riconoscimento di una labour exemption per i lavoratori autonomi “genuini ma deboli” costituisca il segno di una maggiore convergenza tra diritto interno e dell’Unione europea.